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Il terrorismo diventa noir. Una storia dal fascino contemporaneo ed internazionale

Tensione, terrorismo, l’ombra della guerra santa islamica, l’Europa, minacce grandi che impattano sulla vita di persone normali. Sono solo alcuni degli indizi del romanzo “Il Logista”. Già, ma chi è e cosa fa un “logista” nella vita? È colui che prepara, che ad esempio organizza tutto quello che c’è da organizzare per un grande attentato terroristico. Dietro un’apparenza di normalità, il logista opera con puntualità e metodo affinché accada ciò che deve accadere.

Ci sono tre buone ragioni per segnalare l‘ultimo libro di Federica Fantozzi, pubblicato da Marsilio.

La prima è la più importante: è scritto bene. Scelte lessicali, costruzione della frase, punteggiatura, sono tipicamente di chi ha letto parecchio (e bene) ed è immune da qualsivoglia contro-grammatica giornalistica. Fantozzi è immune dall’abuso del punto: c’è gente che inizia il mestiere di giornalista ed è realmente convinta che sostituendo il punto alle virgole, ai due punti e financo al mitologico punto e virgola, si spiani di fronte a sé la strada per diventare il nuovo erede di Indro Montanelli ed Egisto Corradi.

La seconda buona ragione è che il libro non è uno scialbo romanzetto italiano senza capo né coda, ma un libro tondo, dal buon ritmo, dall’ottimo intreccio, con figure riuscite: quella del Logista, appunto, della protagonista, una giornalista romana né bella né brutta, appassionata del proprio lavoro, dei poliziotti che inevitabilmente fanno parte del racconto e delle figure oscure che altrettanto inevitabilmente entrano in gioco nel romanzo noir che l’autrice ambienta tra Ponte Milvio, Roma Nord, i luoghi dove è cresciuta, e Londra con il suo fascino internazionale.

La terza buona ragione è che il libro non delude. Parte bene, prosegue e si conclude dando piena soddisfazione al lettore. Altro elemento tutt’altro che scontato in un mondo in cui tutti sono scrittori perché “il libro l’ho scritto prima di tutto per me”. Beh, allora caro, se lo hai scritto per te, scrivi un diario, non c’è nulla di disdicevole…

E poi diciamo la verità, questo è un romanzo figlio del suo tempo. Il terrorismo di matrice islamica fa parte della vita di ciascuno di noi, specie di chi vive nelle grandi città, specie di chi viva nelle metropoli. La paura dell’attentato, della morte improvvisa, dello scoppio della bomba: l’insicurezza si sta insinuando giorno dopo giorno nella nostra testa e ci costringe a fare i conti con nuovi elementi. Saliamo su un aereo e guardiamo con preoccupazione l’Altro se ha il turbante, se ha un velo che giudichiamo eccessivo, se porta un “pastrano” che lo allontana dai canoni occidentali… Quindi l’autrice ha scelto un tema senz’altro “sensibile” ma lo ha sviluppato senza specularci troppo. Forse, per nulla.

Alla fine del libro, cosa resta? Una bella sensazione, l’idea di aver impiegato bene il tempo dedicato a leggerlo e anche la voglia di consigliarne la lettura a qualche amico. Chissà, magari il Logista della porta accanto.



da: Huffington Post
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