Select Page

E Orlando prese da parte Alfano: fiducia sul processo penale

Ormai a via Arenula l’allarme è altissimo: il disegno di legge sul processo penale rischia di morire con la legislatura, dopo un lavoro di anni, trattative e compromessi, l’ok del Senato sulla fiducia e ora il passaggio alla Camera che si annuncia complicatissimo. Oggi, a margine del consiglio dei ministri, il Guardasigilli Andrea Orlando si è preso da parte il ministro degli Esteri Angelino Alfano nel tentativo di vincere le ultime resistenze del leader di Ap. Un confronto interlocutorio, un modo per arrivare a monte dei problemi nel governo, cercare la quadra lì nell’esecutivo anche per marginalizzare la posizione di Matteo Renzi: scettico su un nuovo voto di fiducia sul ddl che riforma il sistema penitenziario ma soprattutto allunga la prescrizione anche per i reati di corruzione e assegna al governo una delega in materia di intercettazioni.

Orlando parla con Alfano. Direttamente. Conclusione? Ancora nulla. Del resto, c’è tempo per decidere. Perché il calendario della Camera è così intasato che il processo penale è destinato a slittare per almeno altri 10-15 giorni e poi chissà. Ma per la squadra di Orlando è proprio questo il punto, proprio questo è il problema che mette a rischio di provvedimento: il tempo.

Lunedì il testo arriva in aula alla Camera per la discussione generale. Sarà il momento per capire quanti emendamenti gli pioveranno addosso: alcuni potrebbero prevedere il voto segreto e, se approvati, rispedirebbero il provvedimento al Senato, dove non ci sarebbe più tempo per un ennesimo esame prima della fine della legislatura.

Insomma, per Orlando e i suoi la via della fiducia è l’unico modo per mettere al sicuro il testo già da lunedì prossimo. Anche perché è già autorizzata, in quanto usata già nel passaggio a Palazzo Madama: il governo insomma non deve tornare a riunirsi per autorizzarla ancora. La fiducia permetterebbe al testo di ottenere l’ok definitivo prima cioè che l’aula passi ad esaminare la legge sui parchi, poi da metà settimana la commissione bilancio si occuperà della manovrina economica che quindi andrà in aula, poi dal 5 giugno l’assemblea passerà al tema ‘legge elettorale’, con il Rosatellum renziano che ha fatto saltare ogni dialogo tra Renzi e Alfano. Il punto sta anche qui per Renzi: urge frenare sul ddl processo penale per mantenersi buoni i deputati di Ap sulla legge elettorale. Ma non c’è solo questo.

I maligni a Palazzo dicono che al segretario del Pd non piacerebbe l’approvazione di un provvedimento che oggettivamente è più figlio di Orlando che suo. E le stesse voci fanno il paragone con il ddl concorrenza di Carlo Calenda: stesso scetticismo renziano, stessa storia di gelosie. Del resto oggi Renzi festeggia l’approvazione del decreto vaccini da parte del consiglio dei ministri come una vittoria sua, l’affermazione di una bandiera che ha deciso di sventolare da qualche tempo.

Ma a parte i rumors da lettino dell’analista, sul tavolo c’è la storia di un disegno di legge in cantiere fin dall’epoca del governo Renzi. Quello che è uscito dal Senato è un testo frutto di trattative infinite, compromessi come quello che ha ridotto la prescrizione per i reati di corruzione dai 21 anni decisi alla Camera a 16 anni. Questa è la terza lettura del testo, inviso ad avvocati e magistrati. I primi ci trovano una prescrizione troppo lunga, i secondi troppo corta. I primi contestano anche che il ddl renda possibili i processi con un imputato detenuto a distanza per tutti i reati e non solo per quelli di mafia. I magistrati protestano per il limite di tre mesi dalla chiusura delle indagini entro i quali un pm deve decidere il rinvio a giudizio o l’archiviazione, pena l’avocazione dell’inchiesta da parte della procura generale.

Basterebbe aggiungere “un inciso di 5 parole”, vale a dire “nel caso di ritardo ingiustificato”, alla norma sull’avocazione contenuta nel ddl penale “per evitare il collasso del sistema delle indagini”, insiste oggi il presidente dell’Anm Eugenio Albamonte. Per lui la fiducia sul testo non andrebbe messa: “Il ddl venga aperto al dibattito parlamentare per accogliere emendamenti anche nel senso che auspichiamo”.

Stessa richiesta da parte dell’Unione Camere Penali che ha indetto uno sciopero di quattro giorni la prossima settimana. Lunedì i penalisti manifesteranno in Tribunale a Roma con lo slogan: “No alla fiducia sul ddl, no all’irragionevole durata dei processi, no al processo a distanza”. Tra i politici invitati anche il renziano David Ermini, avvocato e deputato Pd che si occupa di giustizia.

Sono tutti elementi di un contesto politico, mediatico e giudiziario che non agevolano le corsie parlamentari del ddl caro a Orlando. Il caso Consip è ancora caldissimo, anche se le intercettazioni tra Renzi padre e Renzi figlio pubblicate dal Fatto Quotidiano non hanno nulla a che vedere con il disegno di legge sul processo penale, in quanto la loro pubblicazione è già vietata dalla legge. E c’è la discussione sulla legge elettorale, appena entrata nel vivo alla Camera. O almeno così sembra.

“Magari altri 10-15 giorni serviranno a far abbassare la temperatura e stemperare gli animi”, confida Walter Verini, deputato di maggioranza Pd in commissione Giustizia.



da: Huffington Post
Leggi l’articolo originale

Iscriviti al blog

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: